7 dicembre 2012

Il rantolo della capa di pezza

Il mio racconto di stasera, quasi in presa diretta, ha un solo scopo: sperare di strapparvi almeno un sorrisino!

Ognuno nella sua vita ha un contenzioso con qualcosa: il greco, la matematica, la squadratura del foglio, le diluizioni, le curve di calibrazione, il pan di spagna, le meringhe.

Sorvolando sul fatto che la matematica non è il mio forte, stasera io confesso pubblicamente: la mia bestia nera sono i biscotti.
Sì, i biscotti, quei cosetti multiformi che sfornano proprio tutti, anche le bambine che giocano con il Dolceforno... A me vengono una schifezza!!!
E ho un'altra cosa da confessare: i biscotti mi piacciono moltissimo! Mi piacciono quelli fatti in casa, mi piacciono quelli del mulino bianco, mi piacciono quelli allo zenzero che si comparno da Ikea e, soprattutto, vado pazza per i chips ahoy americani... quanti ricordi!!!
La mia precedente vita glutinosa non è molto lontana nel tempo, credo che sia normale, ogni tanto, provare nostalgia per un biscotto.
A questo punto devo vuotare il sacco completamente: ho provato un tre-quattro tipi di dolcetti senza glutine e
... bhe...
... diciamo...
... così così....

Sarà anche per questo che stasera ero ritornata a casa con velleità biscottiere!
Avevo visto queste piccole palline qua, semplici semplici e naturalmente senza glutine. Al pensiero della farina di mandorle il mio 25% di geni siculi si è risvegliato e ha fatto la ola mentre i villi del tenue si sono accomodati al tavolino del bar e hanno ordinato chi un té, chi una cioccolata calda.

Innanzitutto ho messo a fare un bel brodo di carne per la cena, poi i merluzzetti per i portatori di orecchie a punta e infine... infine mi sono dedicata ai miei agognati

Sospiri delle monache...

150 gr farina di mandorle°
150 gr zucchero al velo°
1 albume
1 cucchiaino di scorzetta di limone grattugiata

°questi ingredienti devono essere garantiti senza glutine (quindi riportare il simbolo della spiga barrata o la scritta "senza glutine" o essere presenti nel prontuario dell'AIC


Ho rispettato la ricetta senza lasciarmi andare a pericolosi cambiamenti. Ho mescolato ben bene zucchero e farina, ho amalgamato l'albume e la scorzetta grattugiata e ... hopla, ecco un bel composto. E pure buono! Io sono una fenomenale assaggiatrice di "cruditées", termine che ho inventato in questo momento e riferirei a qualsiasi intermedio di lavorazione culinaria.
Nel frattempo il consorte mi allieta con la visione della partita.
Sfodero il mio fantastico tappetino di silicone fuxia, faccio le palline (che sono un po' appiccicosicce) ben distanziate e inforno.
Mi lecco le dita inzuccherate, lavo la terrina e do un'occhiata nel forno...
Il mio "Odddiiiiioooooo" è stato tale e quale a quello delle casalinghe disperate della trasmissione radiofonica di Lillo e Greg!
Le mie palline si sono squacquariate* sulla teglia e sono diventate dei dischi mollicci che piano piano, si stanno fondendo tra di loro...
Le osservo inorridita,  piadine di pasta di mandorle che tentano di gonfiarsi e, con il calore del forno... si agitano!!! Uno spettacolo inquietante!!!
Chiamo il consorte che guarda anche lui attraverso il vetro e poi:
"Che cosa avrebbero dovuto essere?" chiede con molto tatto.
"Biscotti... Sospiri delle monache, si chiamano"
"Direi piuttosto... - e qui non riesce quasi a trattenersi -  ... rantoli!!!"
In quei trenta secondi che dedichiamo ad una sonora risata, i sospiri/rantoli dispettosi si saldano  rapidamente tra loro in un unico pianoro marrone scuro.
"Ma si sono anche bruciati?"
"Nooooo, bruciati no... solo un paio un po' arruscati**" mento io
"CIccina..."  mio marito mi guarda obliquamente come per aggiungere "a chi vuoi fare fesso?"

Apro lo sportello...
 

e questo è lo spettacolo!
A questo punto il consorte esclama:
"Ma questi rantoli delle cape di pezza*** sono parenti stretti del manto del monaco di mia madre!"
(Per la cronaca "il manto del monaco" era una torta margherita bruciacchiata che la buonanima di mia suocera spacciava per una specialità pugliese)
 Un pezzetto di rantolo lo abbiamo assaggiato: caramelloso e sbruciazzato, abbastanza immangiabile! Allora, con pazienza, ho aspettato che si raffreddasse tutto e ho staccato i vergognosi biscotti dal tappetino. Son venuti via in un sol pezzo, color terra d'ombra...

*squacquariare: questo verbo illustra un cambiamento di stato da solido a liquido e generalmente descrive qualcosa che è a metà del cambiamento. Ne ignoro assolutamente l'ortografia.

**arruscato: si dice di qualcosa abbrustolita al punto tale da essere quasi sbruciazzata ma ancora di buon sapore.
*** capa di pezza è un modo napoletano di appellare le suore, riferendosi al velo che portano sulla testa


Ovviamente non li ho cosparsi di zucchero al velo come dice la ricetta originale ma ... li ho tirati dritti dritti nel secchio della spazzatura! Ho avuto solo un attimo di incertezza: un rantolo carbonizzato va nell'umido o nell'indifferenziato?
Sarà stata la maledizione che mi perseguita, l'assenza di adeguata colonna sonora (una telecronaca di partita sarà adatta ai biscotti?)  o il forno vintage?
A proposito di ricetta originale: sono sicura che sia perfetta (tra l'altro viene da fonte D.O.C.) e che in altre mani sia in grado di generare zuccherosissimi sospiri delle monache...


E anche per stasera la vostra inviata dal Tenue vi saluta e vi da' appuntamento alla prossima ricetta/storiella
(per inciso questo bar che hanno appena aperto qui nel Tenue è una schifezza, ci hanno servito il té ma mancano i pasticcini!)


13 commenti:

  1. Altro che sorrisino, sto proprio ridendo di gusto. Buon fine settimana Gaia

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  2. I rantoli delle cape di pezza...eccezionali! Da chaltron woman non avrei potuto far spatascio migliore!!! Come vedi abbiamo diversi punti comuni. Un abbraccio e buon fine settimana♥

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  3. Hai reso di un'allegria unica questa domenica mattina iniziata male... sei fantastica, simpatica come poche, e potresti essere capace di far ridere anche un sasso.
    In quanto alla ricetta non saprei, probabilmente era troppo morbido l'impasto, forse sarebbe bastato tenere un po' in frigo le palline prima di infornarle, oppure usare un po' meno albume o un po' più di farina. Non scoraggiarti, sono sicura che la ricetta fosse valida, devi solo acquisire un po' di esperienza, se ti consola nel secchio della spazzatura sono finiti molti miei esperimenti e, penso di non azzardare a dirlo, sicuramente anche molti di quelli delle altre colleghe foodbloggers senza glutine :)

    Se non ti rileggo prima, ti auguro un buon Natale ♥

    Anna

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    1. Se ti dicessi cosa ne è stata della mia prima pizza gluten free... anzi, quasi quasi mi hai dato uno spunto e lo scriverò sul blog!!! w gli errori!!!

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    2. A me l'impasto è sembrato un po' umido però le palline si mantenevano bene in forma... fino a quando non le ho chiuse nel forno! Forse se le avessi messe in frigo si sarebbero salvate, chissà. Prima o poi riproverò...

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  4. Tranquilla
    La strada della cucina senza glutine e' lastricata di spatasci ed ingloriose fini nel secchio dell'umido, come raccolta differenziata impone

    Non arrenderti!

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    1. Ah, no, sicuramente non mi arrendo!
      E' che gli spatasci senza glutine mi sembrano molto più plateali di quelli glutinosi: la mia prima pasta brisée, ad esempio era dura proprio come la pasta al sale. Peso specifico del plutonio, roba da frantumarsi i denti!
      E le mie prime cotture di pasta, ah quanti riccioletti della Sarchio ho sgranocchiato e quanti spaghetti micronizzati...

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  5. Simpaticissima: dai su! Mi hai conquistata come lettrice.

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    1. Ma grazie, piacere di conoscerti! :D

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  6. :D... ma non rido dele tue disgrazie! ;)

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    1. :D
      Ma queste sono disgrazie da forno!!
      Piacere di conoscere anche te!

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  7. Gaia, ho prodotto anc'io di recente degli ottimi frollini che si sono squaquarati sulla placca del forno a metà cottura...poi ho trovato una ricetta da anna del blog "un pò di briciole in cucina", con le farine naturalmente senza glutine. I biscottini sono venuti davvero buoni! Te li consiglio! A presto,
    Ellen

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    1. io, invece, mi sono rifatta con dei dolcetti che ho preso dal blog di un'altra Anna, ai fornelli con la celiachia! E questi sì che sono venuti! Mamma mia, piccole bombe caloriche ma così buone...
      Le "Anne" evidentemente hanno ottimo feeling con i dolci!

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